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Simona GesmundoSimona Gesmundo, nata a Napoli il 9 novembre del 1976, si è laureata in Dams Multimediale (prima in Italia) nel dicembre del 2001 presso l'Università degli Studi della Calabria. Un indirizzo che le ha permesso di coniugare al meglio le sue due grandi passioni: il cinema e le tecnologie digitali. Non a caso, la sua tesi di laurea ha preso avvio dagli studi sull'intelligenza artificiale, per poi presentare la progettazione di un modello di Agente pedagogico, meritando 110 con lode e il plauso della commissione.

Ultimato il percorso accademico, è rientrata a Napoli per lavorare, in qualità di responsabile, nell'Ufficio di grafica e pubblicità della Clamar Italia srl - per la quale ha realizzato, tra l'altro, la linea di occhiali da sole Dragon Ball -, prima di trasferirsi a Milano e, successivamente, a Roma. Sono gli anni in cui Simona porta sul mercato l'esperienza maturata durante i vari Festival del cinema cui ha preso parte sia come stagista che come studiosa: dal Giffoni Film Festival all'Acquafestival Festival del Doppiaggio cinematografico di Acquappesa, dal Festival del doppiaggio di Francavilla al mare all'International Short Film Festival di Siena, fino al Festival Internazionale del Cinema di Salemo.

E proprio nella capitale ha seguito, tra i mesi di giugno e luglio del 2003, il Corso operativo sulle apparecchiature Avid Media Composer e Avid X-Press presso la sede di editing digitale TEMA film di Roma, supportata, peraltro, dalla fresca esperienza di aiuto-regista per Luigi Di Gianni, suo professore all'Università, nelle riprese per un film documentario sull'opera Spiriti di madreperla, installazione dell'artista tedesca Rebecca Horn tenutasi dal dicembre dei 2002 al gennaio del 2003 in Piazza Plebiscito a Napoli.

Da Ottobre 2003 a Luglio 2005 ha lavorato presso l'azienda di produzione software IMAGO srl di Avellino in qualità di responsabile sviluppo E-Commerce.

Simona è morta il 20 luglio del 2005, lasciando al cinema tre sceneggiature: La chambre, ispirata al racconto omonimo di Jean Paul Sartre, Oblivion e Molloy, a tutt'oggi inedite. Non aveva compiuto ancora 29 anni.

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